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 Il Patronato ENAS al servizio degli Italiani all'estero

Aldo Di Biagio Responsabile Coordinamento Estero ENAS


UN PATRONATO SENZA CONFINI:
LA PRESENZA DELL'ENAS AL FIANCO DEI NOSTRI CONNAZIONALI EMIGRATI ALL'ESTERO


a cura di Aldo Di Biagio
Responsabile Coordinamento Estero ENAS

UN PADRONATO SENZA CONFINI scarica l'articolo in pdf

Alle nostre spalle abbiamo oltre mezzo secolo di storia e una funzione sociale che è stata e rimane insostituibile. In quasi 60 anni di vita, in cui la nostra storia è legata profondamente a quella del Sindacato, il Patronato ha svolto un ruolo sociale prezioso. L'Enas/Ugl lo ha svolto in Italia - soprattutto al servizio delle fasce sociali più deboli - e all'estero per milioni di famiglie italiane che hanno fatto o dovuto fare la dura scelta dell'emigrazione. Il ruolo degli enti di Patronato anche all'estero non è affatto scontato, negli anni si è affermato come soggetto terzo, tra cittadini ed istituzioni, sopperendo nel tempo alle carenze di alcuni organismi italiani verso i propri emigrati. Un ruolo che ha anche subito e seguito le evoluzioni e l'affermarsi di una nuova domanda sociale, con competenze e disponibilità, per dare risposte a vaste necessità. La sua azione e la sua presenza decisamente promossa dal nostro Sindacato sono state determinanti nel-l'interpretare tale ruolo. Attualmente l'Enas/Ugl è presente nel mondo in 9 Stati con 14 sedi. L'evoluzione della normativa previdenziale di questi ultimi decenni, ha ancor più posto in piena evidenza il delicato problema della tutela dei nostri connazionali residenti all'estero, anche in applicazione delle convenzioni internazionali sottoscritte con diversi Paesi. Difatti sappiamo bene che la totalizzazione dei periodi assicurativi, che in pratica consente di conseguire i trattamenti pensionistici italiani ed esteri sommando i periodo assicurativi, accreditati nei diversi Paesi convenzionati, spesso risultano determinanti a questo fine ed evitano di lasciare improduttivi i contributi versati. Gli operatori Enas che assistono le nostre comunità all'estero sono costantemente impegnati nella creazione di una fìtta rete di rapporti sociali con i rappresentanti dei Comites e dell'associazionismo Italiano, con i consolati, con gli enti previdenziali esteri, oltre che ovviamente con quelli italiani. Varie sono le motivazioni degli assistiti che si rivolgono al Patronato Enas all'estero, oltre che alla assistenza ordinaria, storica per i Patronati, riguardante il conseguimento delle prestazioni previdenziali ed assistenziali, sempre più nel tempo ha acquisito importanza la consulenza informativa anche quella più semplice, per venire a conoscenza della normativa continua-mente in evoluzione soprattutto quella legata al reddito. L'esempio più noto è il famoso "milione al mese" per il quale i pensionati emigrati hanno dovuto dichiarare i redditi percepiti per la verifica della sussistenza dei prescritti requisiti con tributivi. Anzi proprio in questo contesto i Patronati, ed in particolare l'Enas, sono stati il canale determinante per la trasmissione telematica dei famosi modelli Red Est, rispettando in pieno l'accordo sottoscritto con l'Inps, sottolineando che è stato lo stesso Inps a riconoscere il buon lavoro svolto dai Patronati. Altri consolidati compiti del nostro Patronato all'estero sono quelli concernenti ai diritti di Cittadinanza, al rilascio e al rinnovo dei Passaporti e dei permessi di soggiorno, con la documentazione che spesso deve essere richiesta alle Istituzioni italiane o a quelle estere. In particolare si vuole segnalare l'ausilio fornito all'Aire per l'aggiornamento delle liste anagrafiche dei residenti all'estero. Una breve fotografia d'insieme della nostra emigrazione ci farà comprendere meglio il contesto in cui operiamo: dati diffusi dall'Aire (L'anagrafe degli italiani all'estero) mostrano che sono circa quattro milioni di italiani nel mondo, così ripartiti:
- Europa: 2.039.149
- America meridionale: 885.673
- America settentrionale e centrale: 403.597
- Africa, Asia, Oceania e Antartide: 192.390 L'Istat indica che la media annuale dell'ultimo ventennio è di 50.000 partenze e 42.000 rimpatri. Da uno studio condotto dal Cnel (Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) l'Italia è, tra i Paesi dell'Unione Europea, quello con il più alto numero di emigrati ed è, a livello mondiale, il Paese sviluppato con la più alta incidenza di cittadini emigrati rispetto alla popolazione presente nel Paese, a fronte di 100 italiani che vivono in patria, 7 risiedono all'estero (il 2% del totale degli emigrati nel mondo). Si denota una netta prevalenza maschile (oltre il 50% degli emigrati) e di famiglie poco numerose. Mentre gli uomini sono percentualmente più numerosi tra quanti provengono dalle regioni meridionali, le donne hanno percentuali più alte tra gli originari del Nord. I nuclei familiari registrati dall'anagrafe Aire sono quasi 2 milioni con una media di componenti dell'1,8. Inoltre emerge una elevata incidenza di giovani e di anziani. L'Aire suddivide la popolazione emigrata in 5 classi principali da cui risulta che:
- il 15,1% ha un'età compresa tra gli 0 e i 17 anni;
- il 22,4% ha un'età compresa tra i 18 e i 35 anni;
- il 23,5% ha tra i 36 e i 50 anni;
- coloro che hanno tra i 51 e i 75 anni sono il 30,1%;
- gli ultra settantacinquenni sono l'8,9%.
Da questi dati si rileva il problema delle due fasce estreme di età: i minori e gli ultra sessantacinquenni. Bisogna riconoscere che le esigenze dei minori all'estero non vengono affrontate con l'attenzione dovuta, dando quasi per acquisito che siano tutti adulti. Per i minori è fondamentale l'obiettivo di mantenere viva la lingua e la cultura italiana, come anche quello di affermarsi negli studi e nella professione.
I problemi degli anziani emigrati sono, invece, più conosciuti. L'età avanzata si lega alla pensione. Questo è uno dei motivi per cui siamo presenti all'estero e assistiamo gli italiani nel disbrigo delle complesse pratiche previdenziali, fornendo un sostegno fondamentale sia ai diretti interessati che alle strutture pubbliche. II nostro intervento non si ferma soltanto alle pensioni, ci occupiamo anche delle altre pratiche previdenziali, come quelle riguardanti il fisco o altre questioni legali. Chi vive all'estero sa bene che i patronati e le associazioni, con le loro iniziative e la loro stampa, sono due pilastri fondamentali. In Australia, dove la tutela della terza età e delle fasce sociali deboli è tra le principali questioni riguardanti la comunità italiana, si distingue l'impegno degli Scalabriniani, volto in questi ultimi anni, ad assistere alle persone più bisognose. Sono state fondate 12 case di riposo per un totale di 750 posti letto. Spesso si tratta di anziani che non hanno mai imparato l'inglese né si sono adeguati al modo di vivere australiano.
Un breve cenno sull'origine degli emigrati: dall'archivio dell'Aire risulta che la prima regione con il maggior numero di emigrati è la Sicilia maggiormente presente in Europa soprattutto in Germania. A seguire troviamo Campania, Puglia, Calabria; in America il 12% degli italiani provengono dal Lazio.
Un quinto degli italiani residenti in Asia proviene dalla Lombardia ed è sempre di origine lombarda l'emigrazione in Africa. Per quanto infine concerne l'Oceania, un quinto dei residenti italiani è di origine calabrese. Dei 4 milioni di italiani all'estero censiti dalle Anagrafi Consolari, la Germania si conferma il paese che ospita il numero più consistente di italiani seguita dall'Argentina, dalla Svizzera, dalla Francia e dal Brasile. Seguono Belgio, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Venezuela. Canada e Argentina sono le mete principali di molisani e abruzzesi.
Le regioni del Nord Italia hanno avuto flussi principalmente verso la Svizzera e la Francia conseguenza che ha favorito anche i flussi di lavoratori stagionali o frontalieri. La prima provincia italiana per numero di emigrati all'estero è Roma; gli emigranti hanno scelto come Paesi di insediamento principalmente Brasile e Argentina. In Canada invece è Frosinone, con 14 mila persone, ad avere la quota di espatriati maggiore.
Il caso della Provincia di Roma - che è allo stesso tempo l'area di maggior insediamento degli immigrati è quella che ha un maggior numero di emigrati italiani - pone 1' attenzione ai due fenomeni:
è interessante notare che il fenomeno migratorio italiano, soprattutto quello più lontano nel tempo, ha consentito e consente al nostro Paese di avere quella sensibilità di accoglienza, seppur nel rispetto della Legge, nei confronti del fenomeno immigratorio, compreso quello che si verifica per mezzo dei famosi "barconi" che portano sulle nostre spiagge masse di cittadini extracomunitari in cerca di lavoro, proprio come a suo tempo si verificava per i nostri emigrati.
Ad ogni modo, dopo questo breve excursus, che ci ha dato una visione d'insieme delle dislocazioni degli italiani nel mondo, al di là dei luoghi comuni, gli Italiani all'estero sono la risorsa principe della globalizzazione della nostra economia e del consolidamento della identità Italiana nel mondo. La nuova sfida dell'Enas all'estero, nell'ambito dello Sviluppo e di una rinnovata Responsabilità sociale, consiste nel potenziamento della rete del nostro Patronato affinché il nostro fondamentale ruolo contribuisca al sostegno dei cittadini, alla difesa dei loro diritti e di quei valori tradizionali che costituiscono la nostra cultura.
Noi, con il forte sostegno della nostra Ugl, insieme ai responsabili delle sedi estere, siamo impegnati in un percorso di specializzazione volto ad incrementare le competenze gestionali e organizzative, anche interessando questioni e apprendimenti di natura più squisitamente tecnico-professionale.
I temi messi a punto sui quali verte il nostro impegno presente e futuro sono molteplici:
1. saper gestire operazioni complesse - come è stata la campagna "Modelli Red", lanciata dall'Inps, il cui buon esito è dovuto in gran parte alla collaborazione dei patronati;
2. saper rispondere alle nuove richieste di patrocinio non che alle richieste di collaborazione provenienti dalle rappresentanze consolari;
3. gestire le nuove procedure di trasmissione e comunicazione telematica;
4. adottare un nuovo modello di gestione organizzativa;
5. attivare nuovi servizi;
6. costruire e ampliare le reti territoriali. Tutto ciò in un percorso di aggiornamento e formazione, che ci vedrà tutti impegnati in un notevole sforzo organizzativo.
La collaborazione tra tutte le strutture ed il Sindacato rappresenta un'occasione di crescita non solo a livello professionale: l'incontro e lo scambio con gli altri colleghi provenienti da paesi diversi e con culture diverse, la possibilità di affacciarsi a problematiche inedite e persino la condivisione degli spazi e del tempo, sono tutti elementi non "accessori", ma anzi fortemente perseguiti in fase di programmazione degli interventi.
Nel momento del bisogno il cittadino all'estero poteva e può rivolgersi e contare soltanto sui Patronati, sulle società di mutuo soccorso e sulle missioni cattoliche: i veri grandi eroi della nostra emigrazione. Sarebbe pertanto opportuno un maggior e più esplicito riconoscimento della rilevanza di soggetti che esplicano servizi di pubblica utilità. Al nuovo Governo si chiede infatti di impegnarsi affinchè si dia piena attuazione alla Legge di riforma dei Patronati, ancora in larga parte inattuata per la mancata emanazione dei decreti applicativi, per la realizzazione di nuovi servizi in Italia e all'Estero. Dovrebbe essere riconosciuto il nostro grande merito di aver mantenuto e trasmesso il senso di identità nazionale, che altrimenti si sarebbe completamente disperso e confuso nella società del paese di immigrazione. In altre parole, la nostra missione, prosegue nell'impegno e nella sfida del nostro Sindacato Ugl che ci ha istituiti, cioè quello di valorizzare sempre più le comunità territoriali all'estero e le realtà vive dell'emigrazione italiana: il patrimonio del nostro passato proiettato verso il futuro.

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